Una bella immagine a colori o una foto: perfette se visualizzate a monitor, una volta stampate spesso non ci soddisfano. I colori non sembrano gli stessi, appaiono più spenti o di una tonalità differente.

Quel verde così brillante sbiadisce, il tramonto rosso fuoco si spegne una volta trasferito sulla carta stampata. La resa dei colori da computer a stampa è differente, per una serie di ragioni.

Proviamo a conoscere come gestire i colori nella stampa e le differenze tra i modelli di colore, a capire perché i colori sono diversi da monitor a stampa ed a scoprire come funziona la stampa in quadricromia.

Perché c’è differenza di colore tra monitor e stampa?

Sono diversi i fattori che giocano un ruolo importante nella variazione di tono, lucentezza e intensità di colore da monitor a stampa.

Per quanto riguarda il monitor, lo stesso colore può apparire differente già su schermi diversi per una serie di variabili legate a caratteristiche specifiche del dispositivo stesso: produttore ed età del monitor, valori di contrasto e luminosità impostati, gamma dei colori disponibili del dispositivo di ingresso (scanner o fotocamera).

Il colore di stampa è influenzato molto dal materiale e trama del tipo di carta che si utilizza, dal suo grado di assorbimento e dalla gamma di colori della stampante. Inoltre va tenuto presente che le stampe non forniscono lo stesso livello di saturazione e contrasto visualizzato da un monitor e risultano di solito più scure.

A parte queste caratteristiche specifiche dei dispositivi, il principale motivo che determina una differenza nella resa del colore tra monitor è stampa è dato dai due diversi modelli di colore utilizzati dai dispositivi e dalla conversione da un sistema all’altro: il monitor utilizza infatti il sistema RGB, un modello a tre colori, mentre la stampa avviene in quadricromia, ovvero con il modello CMYK.

Come gestire i colori nella stampa: differenza tra RGB e CMYK

Esistono diversi modi su come gestire i colori nella stampa, modelli creati per comunicare a un dispositivo la descrizione del colore e delle diverse tonalità e riconosciuti convenzionalmente a livello internazionale.

Non va dimenticato infatti che il colore, anzi la percezione umana del colore, dipende dalla capacità di distinguere gli oggetti basandosi sulla lunghezza d’onda (o frequenza) della luce che questi riflettono, emettono, o trasmettono. Ed è quindi soggettiva.

RGB – Modello additivo


RGB è l’acronimo di Red Green Blue (rosso, verde e blu) e si riferisce al sistema di colore utilizzato per la visualizzazione dei colori sul monitor di un computer. Si tratta dei colori base che, tramite mescolanza, permettono di ottenere gli altri colori.

E’ un modello denominato additivo perché i colori si ottengono sommando la singola luminosità di ciascuno, indicata con un valore che va da 0 a 255 (minima e massima intensità).

Per esempio, impostando al 100% la luminosità di tutte e tre i colori si ottiene il bianco; viceversa, la luminosità allo 0% significa invece la rimozione di tutti i colori del monitor, quindi si ottiene il nero. Variando le diverse intensità per ciascun colore si ottengono tutti gli altri colori che vediamo.

CMYK – Modello sottrattivo

CMYK è l’acronimo di Cyan Magenta Yellow Black (ciano, magenta, giallo e nero), il sistema di colore utilizzato dalle stampanti sia da ufficio sia offset.

I diversi colori di stampa sono ottenuti dalla miscelazione di inchiostri nei 4 colori principali, da qui il nome di quadricromia.

Si tratta di un modello di colore sottrattivo perché, al contrario del sistema RGB, per ottenere il bianco è necessario rimuovere tutti i colori, mentre il risultato di Ciano+Magenta+Giallo è il nero.

La differenza principale tra i due modelli è che la gamma dei colori (gamut) CMYK è minore rispetto a quella del sistema RGB: per questo motivo la conversione a stampa determina dei colori più spenti rispetto a quanto si visualizza a monitor.

Stampa in quadricromia: come funziona e perché si utilizza

Il modello CMYK attualmente è il sistema standard per la stampa offset e digitale ed è quindi il più utilizzato al mondo.

La miscelazione dei colori avviene stampando su foglio bianco puntini monocolore di determinate dimensioni uno accanto all’altro, con una specifica frequenza, utilizzando dei modelli detti retini.

La luce attraversa il primo colore e l’inchiostro assorbe parte di quella luce; quella rimanente attraversa il secondo colore e viene in parte assorbita e così via. La luce restante viene letta, interpretata e rielaborata dal nostro sistema visivo e dal cervello, restituendoci il colore che vediamo.

Il sistema CNYK permette di riprodurre su carta circa il 70% dei colori visibili ad occhio umano, ottenendo il più ampio spettro di tinte stampabili con il numero più basso di colori di partenza.

Esistono altri sistemi che consentono di ampliare la gamma dei colori stampabili ma spesso non sono convenienti oppure richiedono macchinari particolari e quindi si vi si ricorre solo in casi specifici. Uno di questi è il Pantone.

Sistema Pantone: le sfumature che fanno la differenza

Ideata negli anni ’50 dall’omonima azienda, il sistema Pantone è una dettagliata classificazione dei colori attraverso codici univoci, organizzata in un catalogo che dai 1.144 colori standard è in continuo aggiornamento.

I colori Pantone, definiti tinte piatte, sono colori pieni, creati dalla miscele uniche e predefinite di vernici. Trattandosi di vernici, il tipo di carta sulla quale si stampa ha una grande influenza sulla resa. I colori vengono quindi classificati in due categorie: coated (per carta patinata lucida e opaca) e uncoated (per carta uso mano).

Le tinte Pantone permettono di stampare colori specifici, tonalità particolari o irriproducibili con la quadricromia, come i colori fluo o metallici.
Perché allora si utilizza sopratutto la quadricromia nella stampa?

La stampa con colori Pantone è in linea di massima più costosa perché:

  • Le tipografie utilizzano macchinari standard con quattro lastre, una per ogni colore (Ciano, Magenta, Giallo, Nero). Per stampare con colori Pantone è necessaria una quinta lastra specifica.
  • I colori Pantone devono essere ordinati appositamente e non è detto che le tipografie li tengano in magazzino.
  • Far stampare in quadricromia un file con colori Pantone non convertiti in CMYK è rischioso perché alcune tinte potrebbero non venire riconosciute e quindi non essere stampate.

Quando scegliere di stampare con colori Pantone?

  • Quando si desidera che la resa cromatica sia esattamente del colore richiesto.
  • Per ottenere sfumature particolari e uniche.
  • Quando i colori sono pochi e non conviene stampare in quadricromia o abbinando i due sistemi.

Tecnicamente rimane comunque impossibile stampare tutti i colori che vediamo a schermo, così come impossibile riprodurre su un monitor, nonostante la gamma più ampia, tutti i colori che vediamo nel mondo che ci circonda.

Grazie alla lunga esperienza nel mondo del colore, possiamo comunque consigliarti come gestire i colori nella stampa e, come la migliore risoluzione per realizzare i tuoi progetti di stampa.

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